Andrea Van Cleef : “Sundog”. Un album fatto di giochi di luce e Musica.

ANDREA VAN CLEEF - GEENDIEUn accogliente e prezioso album psych – folk: 12 tracce.”Sundog”di Andrea Van Cleef: titolo traducibile con il “Cane Solare”, ovvero l’affascinante fenomeno naturale ottico – atmosferico del Parelio, dovuto alla rifrazione solare da parte di piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera, che solitamente vanno a costituire i cirri.  Seneca e Marco Tullio Cicerone descrivevano questo fenomeno come “i due soli”. Un titolo che riporta alle origini della Natura, alla sua purezza: “Il Parelio è un fenomeno che ho avuto la fortuna di vedere un po’ di volte sulle mie montagne dove sono nato ed ho trascorso i primi anni della mia vita. Per questo motivo amo, nella mia musica e nei miei testi, fare riferimento a fenomeni naturali, perché sono puri, liberi da ingerenze culturali assegnate dall’uomo”, mi racconta Andrea.

L’album si apre con la track “A sea song”, la canzone del mare. Il primo richiamo alla Natura, dopo il titolo dell’album. Il piano fa da padrone. In assoluto il pezzo più bello del disco. Malinconico, profondo, struggente. “Drown, drown down in the sea/ food for the swordfish/ my body with me… die, die tonight with me. If my body forgives me, forget about me”. L’oblio, il lento avanzare delle acque che inglobano la materia, mentre il suono incede, incessante e ti accompagna negli abissi, con una promessa di ritrovarsi. Andrea mi racconta che “A Sea Song” è una canzone sulla morte: “Vedo la morte un po’ come un ritorno all’utero materno, mi piace l’idea di quiete e di pace che associo a un lento sprofondare nel mare, magari coccolato da qualche sirena. Non sarebbe male andarsene così, in pace, no?”.

“Town without shade” è un pezzo acustico, che sa di fine estate. Aggirarsi in una piccola città senza ombra. Il pezzo che forse riassume maggiormente l’atmosfera dell’intero disco. Un disco che sa di dolci – amare aspettative come settembre.

ANDREA VAN CLEEF - GEENDIEE poi i ricordi di quando si giocava nella casa accanto al fiume in ” A house by the River”. Anche qui un richiamo agli elementi della Natura: “Mi piace pensare che la Terra esiste da miliardi di anni e continuerà a farlo anche quando ce ne saremo andati. L’acqua ricorre molto spesso nelle mie canzoni”.

“The day you tried to kill me” é un pezzo sulla fuga dalla società, o da certe situazioni in cui ci si trova invischiati nella vita di tutti i giorni, nell’appartenere più o meno a gruppi di persone, generando un senso di straniamento (“I was’t really there. You’ve been wasting your time. I’m always running away from people like you.”). “Mi è capitato spesso di sentir parlare di me e di non riconoscermi nelle descrizioni che venivano fatte, e questo ha generato della conflittualità.  Credo che stiamo vivendo tutti in un periodo di cattiva comunicazione e di fraintendimenti. In fondo, però, tutti desideriamo le stesse cose: sarebbe bello se lo capissimo nel momento in cui ci approcciamo agli altri.

In “What do I know” si parla della ricerca di noi stessi e ci si interroga su cosa sia l’Amore, senza pretendere di avere una risposta univoca, mettendosi in discussione.

“The Clinging song” rievoca un po’ l’atmosfera dei pezzi in stile bossa nova, qui si parla del fatto che nelle canzoni abbiamo un ruolo diverso da quello che ricopriamo nella nostra vita “In the song i’m someone else in a lonenly shore…lullaby sing me a song i can find…a book of changes…sing, sing, along…sing me home”.

“If”  è una ballad dall’atmosfera onirica, è una canzone d’amore che racconta dei fantasmi nella testa.  Nel testo, la parte in cui recita: “If you stay, They’ll go away…” è riferita ai “fantasmi nella testa”: infatti se c’è qualcuno accanto a noi, tutto ciò che ci tormenta di solito si acquieta, si allontana almeno un po’. “Del resto parlare d’amore è sempre un’esperienza singolare, è una cosa così grande e in fondo così diversa per ognuno di noi, che risulta impossibile raccontarne senza cadere in luoghi comuni. Quando ne parliamo, forse ci riferiamo a noi stessi, probabilmente ci parliamo addosso perché abbiamo sempre bisogno di conoscerci e cercare di fare questo, partendo da un sentimento positivo, penso sia una bella cosa”, mi spiega Andrea Van Cleef.

In “The New Earth” ritorna l’elemento terrestre. Un arpeggio pulito di chitarra acustica, un’atmosfera malinconica che ti culla per tutto il pezzo, come una brezza leggera che ti accarezza il viso “This is the last chance you got” recita il testo, spingendoti ad agire, a cogliere l’attimo.

“Pesadilla Motel” segna un cambio di sound, non più solo acustico, ma anche elettrico, seppure pulito.

In “Seawater Girl” torna l’elemento acquatico legato, ancora una volta, ad una figura femminile. Chitarra elettrica, acustica e arpeggi di piano con riverbero, che rievocano il modo dei migliori pezzi dell’osannata Indie – band Turin Brakes (“See you riding in the water. Take a fine look. Feels like summer“.)

“Shine” ha un sound più aggressivo, rock blues, percussioni, organetto anni 70 con una lunga parte strumentale che sa di corsa in macchina sulla 101 Highway.

Un disco completo nel sound, nelle liriche, ben scritto, intenso e poetico come uno show case di un vero cantautore, che crea un album dal finale aporetico, in uno scambio di attenzioni e interesse con il pubblico, un po’ come un corteggiamento reciproco.

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Written By Giulia Guarneri

Dove scaricare e ascoltare l’album “SUNDOG”  :